La Spagyria è una tradizione antica che guarda alla pianta non solo come materia vegetale, ma come insieme complesso di principi aromatici, alcolici e minerali. Nata nell’ambito della medicina paracelsiana, questa arte si basa su un processo di trasformazione profonda: separare, purificare e riunire.

Le origini della spagyria
La parola spagyria viene collegata a Paracelso, medico e alchimista del XVI secolo. Nella sua visione, la natura era una fonte di conoscenza e il laboratorio un luogo in cui rendere disponibili i principi più puri della materia vegetale.
I tre principi della pianta: Zolfo, Mercurio e Sale
Nella tradizione spagyrica, ogni pianta viene letta attraverso tre principi: lo Zolfo, legato agli oli essenziali; il Mercurio, legato alla parte alcolica ottenuta dalla fermentazione; e il Sale, legato alla componente minerale della pianta.
Dalla pianta alla quintessenza Spagyrica
Il processo inizia con l’estrazione dello Zolfo, che nel regno vegetale corrisponde all’olio essenziale. Essendo la parte più volatile della pianta, viene estratto per primo, solitamente tramite distillazione in corrente di vapore. L’olio ottenuto viene poi rettificato, cioè ridistillato, per eliminare impurità come cere, resine e sostanze coloranti.
Dopo l’estrazione dell’olio essenziale, il residuo della pianta viene messo a fermentare per ottenere il Mercurio, identificato con l’alcol etilico. La fermentazione avviene grazie all’azione dei lieviti, spesso favorita con l’aggiunta di zucchero. Quando la fermentazione termina, il liquido viene filtrato e distillato più volte, fino a ottenere un alcol più puro.
Il terzo principio è il Sale, considerato la parte minerale e corporea della pianta. Si ottiene dal residuo vegetale ormai asciutto, che viene bruciato, incenerito e calcinato. Le ceneri vengono poi trattate con acqua distillata per separare i sali solubili, che vengono filtrati, evaporati e raccolti in forma cristallina.
Una volta estratti e purificati i tre principi — olio essenziale, alcol etilico e sale solubile — essi vengono riuniti attraverso la circolazione, un processo tradizionalmente svolto nel pellicano e considerato una fase di maturazione del preparato. Il risultato finale prende il nome di quintessenza spagyrica.
Dalla pianta alla quintessenza Spagyrica
Il processo Spagyrico prevede appunto l’estrazione separata dei tre principi, la loro purificazione e infine la riunione attraverso una fase di circolazione. Questo passaggio viene interpretato come una maturazione del preparato, che porta alla cosiddetta quintessenza spagyrica. La tesi evidenzia come gli oli essenziali siano sostanze complesse, formate da molte molecole diverse. In alcune piante aromatiche, come timo, origano, santoreggia e chiodi di garofano, la presenza di componenti come timolo, carvacrolo ed eugenolo è stata studiata per la loro attività biologica.
ALKAEST e la cultura della trasformazione vegetale
Nel lavoro di ALKAEST, la Spagyria può essere raccontata come un linguaggio di rispetto verso la pianta e verso il processo. Non si tratta solo di utilizzare estratti vegetali, ma di valorizzare una tradizione in cui la materia prima viene accompagnata in un percorso di trasformazione, purificazione e ricomposizione.

Parlare di Spagyria oggi significa riscoprire una tradizione antica con uno sguardo contemporaneo: un modo di avvicinarsi alla pianta con attenzione, lentezza e consapevolezza. Per Aqua Regis e ALKAEST, questo diventa parte di un racconto più ampio: quello di una cosmetica ispirata alla natura, alla ricerca e alla cultura del laboratorio.
